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Avvocato - Norme deontologiche - Rapporti con la parte, con il Collega e con il Consiglio dell'Ordine - Dovere di verità.

Costituisce illecito disciplinare l’omessa risposta a ripetute richieste da parte del cliente di aggiornamento sull’andamento di una causa.
Costituisce illecito disciplinare l’omessa risposta al Consiglio dell’Ordine che inviti l’iscritto a fornire chiarimenti ed informazioni su istanza del cliente che abbia in precedenza richiesto, invano, notizie al proprio procuratore
Non costituisce illecito disciplinare l’omesso svolgimento di un mandato professionale conferito dal cliente, qualora quest’ultimo non sia in grado di fornire alcuna documentazione attestante il rapporto professionale asseritamente intercorso con il difensore, ma limitando le proprie doglianze a mere affermazioni prive di alcun supporto probatorio
Costituisce illecito disciplinare, perché comportamento contrario ai doveri di lealtà e buona fede, allegare ad un ricorso d’urgenza un documento di data anteriore di alcuni mesi rispetto a quella del ricorso, affermando che l’organo destinatario dell’istanza contenuta nel documento (nella specie il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati), nonostante il lungo arco temporale decorso non si era pronunciato, documento, al contrario, depositato il giorno dopo il deposito del ricorso d’urgenza, così traendo in inganno il Giudice del procedimento cautelare inducendolo ad emanare un provvedimento che diversamente non sarebbe stato emesso.
Non costituisce illecito disciplinare, anche in considerazione della nuova formulazione dell’art. 22 C.D.F., l’aver depositato un ricorso d’urgenza nei confronti di altro iscritto omettendo di darne avviso al Consiglio dell’Ordine.
L’aver scambiato con la controparte avvocato che agiva personalmente copiosa corrispondenza costituisce, anche in assenza di formale diffida, manifestazione della volontà di voler agire nei confronti della controparte avvocato stessa, e, come tale, adempimento del precetto di cui all’art. 22 C.D.F. vigente
(In considerazione della molteplicità degli addebiti, e riconosciuta l’attenuante della mancanza di precedenti, è stata ritenuta adeguata la sanzione della censura)

(Verona, 3 luglio 2006, presidente Bulgarelli relatore Regis)