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Avvocato - rapporti con i terzi - probità dignità e decoro nell'udienza

Non può essere ritenuto disciplinarmente responsabile,
per mancanza del requisito della volontarietà dell’azione di cui
all’art. 3 del C.D., l’avvocato che, pur avendo pronunciato
un’espressione che, nella sua formulazione letterale, appaia
potenzialmente lesiva dei doveri di probità, dignità e decoro, in
quanto astrattamente idonea ad attentare alla dignità
dell’interlocutore, risulti nel concreto essere stata pronunciata
in assenza di intenzionalità offensiva, desumibile dal grado di
percezione riportato dal magistrato presente in udienza, le cui
dichiarazioni risultano attendibili in considerazione della funzione
pubblica esercitata.

(Verona, 1 luglio 2013 Presidente Dalfini, relatore Zorzi)