Articolo

AVVISO IMPORTANTE: Art. 21 della Legge n. 247/2012 e Decreto Ministeriale 25 febbraio 2016 n. 47 - ESERCIZIO PROFESSIONALE EFFETTIVO, CONTINUATIVO, ABITUALE E PREVALENTE: REQUISITI MANCATA COMPROVA CANCELLAZIONE DALL'ALBO

Gentili Colleghe e Colleghi,

ricordiamo che con il D.M. 25 febbraio 2016 n. 47, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 2016, in vigore dal 22 aprile 2016, il Ministro della Giustizia ha emanato il Regolamento recante disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione forense, in attuazione dell’art. 21 della Legge 31 dicembre 2012 n. 247 (L.P.F.).

Ai sensi dell’art. 2, comma 2, del D.M. n. 47/2012, la professione forense è esercitata in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente quando l’avvocato:

  1. è titolare di una partita IVA attiva o fa parte di una società o associazione professionale che sia titolare di partita IVA attiva;
  2. ha l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi o anche presso altro avvocato ovvero in condivisione con altri avvocati;
  3. ha trattato almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l’incarico professionale è stato conferito da altro professionista;
  4. è titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, comunicato al consiglio dell’Ordine;
  5. ha assolto l’obbligo di aggiornamento professionale secondo le modalità e le condizioni stabilite dal Consiglio Nazionale Forense;
  6. ha in corso una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione, ai sensi dell’articolo 12, comma 1, della legge”.

La prova dell’effettività, continuità, abitualità e prevalenza dell’esercizio della professione forense non è richiesta nei seguenti casi:

  1. durante il periodo della carica, per gli avvocati componenti di organi con funzioni legislative o componenti del Parlamento europeo” (art. 21, comma 6, L.P.F.);
  2. “alle donne avvocato in maternità e nei primi due anni di vita del bambino o, in caso di adozione, nei successivi due anni dal momento dell’adozione stessa. L’esenzione si applica, altresì, agli avvocati vedovi o separati affidatari della prole in modo esclusivo” (art. 21, comma 7, lett. a), L.P.F.);
  3. “agli avvocati che dimostrino di essere affetti o di essere stati affetti da malattia che ne ha ridotto grandemente la possibilità di lavoro” (art. 21, comma 7, lett. b), L.P.F.);
  4. agli avvocati che svolgano comprovata attività di assistenza continuativa di prossimi congiunti o del coniuge affetti da malattia qualora sia stato accertato che da essa deriva totalmente mancanza di autosufficienza” (art. 21, comma 7, lett. c), L.P.F.).

Inoltre, la verifica della sussistenza dell’esercizio della professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente non è svolta dal Consiglio dell’Ordine:

  1. per il periodo di cinque anni dalla prima iscrizione all’Albo” (art. 2, comma 1, D.M. n. 47/2016).

Gli avvocati iscritti all’Albo, anche a norma dell’art. 6 del D.Lgs. 96/2001 (avvocati stabiliti), sono tenuti a comprovare il possesso dei requisiti di cui all’art. 2, comma 2, del D.M. n. 47/2016, lettere da a) ad f), mediante dichiarazioni sostitutive ai sensi degli articoli 46 e 47 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.

In forza dell’art. 21, comma 2, L.P.F. e dell’art. 2, comma 1, del D.M. n. 47/2016, a partire dal 2020, il Consiglio dell’Ordine dovrà verificare che gli avvocati iscritti svolgano la professione forense in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente e cioè che i ridetti requisiti ricorrano congiuntamente, ferme restando le cause di esonero personale tassativamente previste.

Allo stato, pur non essendo stato emanato l’ulteriore Regolamento, cui l’art. 2, comma 5, del D.M. n. 47/2016 demanda le modalità con le quali ciascun Ordine individua, con sistemi automatici, le dichiarazioni sostitutive da sottoporre annualmente a controllo a campione a norma dell’art. 71 del d.P.R. n. 445/2000, il Consiglio dell’Ordine potrà richiedere di comprovare i ridetti requisiti con dichiarazioni sostitutive.

Sottolineiamo che il Consiglio dell’Ordine è tenuto alla cancellazione dall’Albo (ai sensi dell’art. 17, comma 9, lett. c), L.P.F.), nel caso in cui non venga comprovato il possesso dei requisiti di cui si è detto, in assenza di giustificati motivi oggettivi o soggettivi.

L’avvocato cancellato dall’albo per mancanza dei requisiti di cui alle lettere a), b), d), f), dell’art. 2, comma 2, del D.M. n. 47/2016, ha il diritto di esservi nuovamente iscritto qualora dimostri di averli conseguiti successivamente, mentre nel caso di mancanza dei requisiti di cui alle lettere c) ed e) non può esservi nuovamente iscritto, prima che siano decorsi dodici mesi da quando la delibera di cancellazione è divenuta esecutiva.

***

In considerazione della portata dell’art. 21 della L.P.F. e del D.M. n. 47/2016, raccomandiamo a tutti un’attenta disamina della normativa e della propria posizione e di assicurarsi che ricorrano e permangano sempre tutti i requisiti richiesti.

 

Il Consigliere Segretario                                                                           La Presidente

Avv. Cristina Castelli                                                                                Avv. Barbara Bissoli