Verbale riunione 11 febbraio 2005

20 Febbraio 2005 News

Ordine degli Avvocati di Verona ___ COMMISSIONE DEONTOLOGIA _______
La Commissione nominata dal Consiglio dell’Ordine e composta dai Signori Avv. Sergio Mancini Avv. Dario Donella Avv. Luigi Pasetto (*) Avv. Laura Pernigo Avv. Paolo Maruzzo Avv. Adriano Vianini (*) Avv. Donatella Gobbi Avv. Emanuela Pasetto (*) Avv. Amedeo Bufi Avv. Mauro Regis (**) Avv. Maurizio Tolentinati (**) Avv. Alessandro Rigoli (**) Avv. Paolo Bogoni Avv. Luca Venturini (*) Avv. Franco Vinci Avv. Alessandro Chiamenti (**) Avv. Federico Peres (*) Avv. Maria S. Bonanno (*) Avv. Paolo Pezzo Avv. Barbara Bissoli Avv. Michele Tommasi (*) Dott. Gianandrea Bottaro Dott. Sara Capucci Dott. Sara Uboldi Avv. Giannantonio Danieli, Coordinatore (*) [ (*): presente; (**): assente giustificato ] su convocazione del Consigliere Coordinatore, comunicata al Presidente dell’Ordine Avv. Aldo Bulgarelli (**), si è riunita oggi 11 febbraio 2005 alle ore 11,30 presso la sede del Consiglio in Verona, Piazza dei Signori, 13 col seguente O.D.G.: – Valutazione disciplinare della negligenza professionale; – Varie ed eventuali. In momentanea assenza del Consigliere Coordinatore, trattenuto da sopravvenuti impegni d’udienza e sopraggiunto ad ore 12,00, il Segretario dichiara aperta la seduta. Viene sottoposta all’attenzione della Commissione la questione rilevata dall’Avv. Vianini con lettera del 18.1.2005 sul tema dell’incompetenza professionale e dei rapporti fra di essa e l’errore professionale, in considerazione dei numerosi esposti ricevuti dal Consiglio da parte di cittadini che lamentano errori e negligenze dei loro legali ed allo scopo di individuare alcuni principi uniformi. L’Avv. Luigi Pasetto segnala una recente pubblicazione apparsa sulla rivista Guida al Diritto – Il Sole 24 Ore del febbraio 2005, nella quale, prendendo spunto da una recente sentenza della Cassazione (21894/2004) in materia di responsabilità civile, si delineano i confini fra la colpa professionale, derivante per esempio da inerzia professionale, e la discrezionalità tecnica del professionista nelle scelte difensive. La Commissione prende atto del recente orientamento giurisprudenziale, restrittivo della tradizionale qualificazione della prestazione legale quale obbligazione di mezzi e non di risultato. Secondo tale orientamento sarebbe rimessa alla valutazione giudiziale la verifica delle concrete possibilità di successo dell’azione giudiziaria e delle chances di vittoria che l’avvocato, con la sua condotta, avrebbe fatto perdere al cliente (valutazione, peraltro, circoscritta alla sede civilistica). Vengono brevemente analizzati alcuni casi pratici, con particolare riferimento alla prescrizione del diritto del cliente per fatto imputabile all’avvocato. Si richiamano le norme deontologiche sull’obbligo di formazione ed aggiornamento dell’Avvocato (art.13 CDF), sul dovere di competenza (art.12 CDF) ed in particolare sulle ipotesi normative di inadempimento del mandato di cui all’art.38 CDF. La Commissione evidenzia la sostanziale differenza intercorrente fra l’errore professionale, occasionale e scusabile (cd “svista”) e la negligenza o imperizia professionale, che comportino l’assunzione di incarichi in assenza di preparazione specifica, o trascuratezza nella gestione degli interessi della parte assistita e quindi l’inadempimento del mandato. Il primo non costituisce illecito professionale, salva l’ipotesi di “recidiva” o comunque di frequente ricorrenza del medesimo errore. Saranno da valutarsi, nell’istruttoria preliminare del singolo procedimento disciplinare, le argomentazioni difensive dell’incolpato, con particolare riferimento alla dimostrazione del proprio operato nel caso concreto e delle procedure e cautele ordinariamente adottate per la prevenzione ed il controllo di possibili errori, di sostanza (revisione delle bozze, registrazione di dati) e di procedura (registrazione delle scadenze). La valutazione della rilevanza del mero errore professionale e del nesso eziologico fra tale condotta ed il danno risentito dall’assistito è rimessa all’AGO. In particolari ipotesi complesse in cui, al di fuori del mero errore, possano emergere profili di responsabilità professionale connessi con la valutazione del danno (es. in ipotesi di intervenuta prescrizione), l’Autorità disciplinare potrà sospendere il procedimento in attesa dell’esito del giudizio civile. Diversamente ed indipendentemente dall’effettiva insorgenza di danno per la parte assistita, patrimoniale e non, costituiscono ipotesi di negligenza professionale (fra le più ricorrenti nella giurisprudenza disciplinare del CNF): – l’omessa o ritardata proposizione, senza giustificato motivo, di inziativa giudiziale a tutela dell’assistito, ivi comprese opposizioni e/o impugnative; – ogni forma di mancato o impreciso rendiconto, restituzione di fondi e/o di documenti della parte; – sistematico ritardo e/o mancata presenza alle udienze; – ingiustificata violazione del dovere di informativa del cliente; – altre violazioni dei doveri di fedeltà, fiduciarietà e riservatezza. Costituisce imperizia professionale, da accertarsi in concreto in relazione alla complessità della singola fattispecie, l’ingiustificabile adozione di scelte difensive, pareri e redazione di atti negoziali oggettivamente errati, infondati e/o temerari, in relazione alla normativa vigente ed alle correnti interpretazioni giurisprudenziali. La Commissione ritiene che la scelta difensiva, ricadente nell’ambito della discrezionalità tecnico-professionale dell’avvocato, debba essere ispirata al miglior raggiungimento del risultato sperato e/o richiesto dal cliente, assicurando comunque, anche in ogni ipotesi di mancato raggiungimento di detto risultato e per tutto l’arco temporale di espletamento del mandato, garanzia di pronta e precisa adozione di tutti i mezzi e le accortezze tecniche necessarie a tale fine, con il minor dispendio economico e processuale consentiti nell’interesse della parte assistita e del corretto svolgimento del processo (artt.6, 36 can.I e 49 CDF, artt.88 e 96 c.p.c.). I principi di diligenza e fiduciarietà del rapporto di mandato professionale impongono in ogni caso la precisa e costante informazione del cliente, possibilmente preventiva, in ordine ad ogni iniziativa processuale incombente, soprattutto se finalizzate ad evitare prescrizioni ed altre decadenze pregiudizievoli, alle possibili soluzioni, anche transattive, nonchè, nei limiti del possibile, le previsioni di durata e costi relativi (art.40 CDF). La corretta e documentata informativa del cliente varrà anche a tutelare il professionista da ingiuste doglianze della parte, semplificando l’istruttoria di eventuali esposti disciplinari infondati e/o “ritorsivi”. La Commissione si sofferma nell’evidenziare la rilevanza dell’obbligo di aggiornamento professionale, in considerazione dell’ampliarsi degli orizzonti conoscitivi e di operatività del professionista nelle specifiche discipline. Si auspica una futura apertura della normativa deontologica verso l’ammissibilità ed il riconoscimento delle specializzazioni legali, previa adeguata formazione degli avvocati che intendano accedervi e fregiarsi di corrispondente titolo riconosciuto, in relazione alle materie in cui abbiano effettivamente maturato solida preparazione pratica ed approfondimento di studio. Il tutto al fine di migliorare la qualità media delle prestazioni di assistenza e consulenza legale, rendendo la categoria maggiormente competitiva con altre realtà, nell’ambito nazionale ed internazionale. Si auspica inoltre la realizzazione dell’obbligo di copertura assicurativa, previsto nel progetto di legge di riforma delle professioni. A questo punto, vista l’ora tarda, il Consigliere Coordinatore invita i Commissari a far pervenire le proprie ulteriori osservazioni, da esaminare nel corso della prossima riunione. La seduta viene chiusa alle ore 13,15.
Il Segretario Avv. MARIA S. BONANNO
Il Consigliere Coordinatore
Avv. GIANNANTONIO DANIELI

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