Stimate Colleghe, Stimati Colleghi e membri del Consiglio dell’Ordine,
è con grande gioia che vogliamo condividere con Voi quanto hanno vissuto i componenti del Coro dell’Ordine che, come sapete, accompagnati dal Presidente e Collega Mauro Regis e dalle Consigliere Morena Maria Sambugaro e Sara Gini e dalla ex Consigliera Cristina Castelli hanno partecipato al Giubileo degli Operatori di Giustizia tenutosi a Roma il 20 settembre 2025.
A prescindere dall’essere o meno credenti, partecipare ad un evento che mai era stato organizzato nella storia dei Giubilei, sulla Giustizia appunto, ha contribuito a rafforzare in tutti noi la consapevolezza del ruolo dell’Avvocato nell’amministrazione della Giustizia.
Oltre 20 mila i partecipanti – giudici, magistrati, associazioni, università ed enti governativi – provenienti da circa 100 Paesi; numerose delegazioni nazionali, associazioni di categoria, università pontificie e cattoliche e giudici delle Corti supreme di Francia, Stati Uniti d’America, Brasile e Colombia.
Nell’udienza papale, tenutasi in Piazza San Pietro stante il grande numero di adesioni, si è sottolineata l’importanza del diritto “che sa cogliere in profondità le esigenze della persona, della società e del creato” perché inserito nel diritto naturale della creazione, che “supera i confini delle nazioni e dei popoli” in quanto “realmente universale”.
Si è ricordato che Sant’Agostino ha definito la Giustizia come imago Dei e si è impegnato “con assiduità nel ruolo di giudice”, arrivando a lamentarsi del tempo e delle energie che tale compito gli richiedeva. Per il Santo di Ippona, la giustizia è “partecipazione alla Verità” e al tempo stesso impegno “per ricomporre l’ordine prestabilito da Dio”.
Anche noi, duemila anni dopo, siamo chiamati a servire la dignità delle persone, occupandoci delle loro “più imperative necessità” e ponendoci – con le “differenze dovute”, ma al pari, ad esempio, di medici e sacerdoti – come “strumento di speranza”, anche se è un compito gravoso, talvolta segnato da divisioni e dalla sensazione di “impotenza”.
Particolarmente toccante è stato il ricordo del giudice Rosario Livatino, vittima della mafia, nel 35.mo anniversario della sua uccisione, il quale firmava i propri scritti professionali con l’acronimo S.T.D., “Sub tutela Dei”, formula che alcune cancellerie medievali usavano per porre gli atti “sotto gli auspici di Dio”; per il quale, diritto e fede erano realtà “continuamente interdipendenti fra loro, quotidianamente sottoposte ad un confronto a volte armonioso, a volte lacerante, ma sempre vitale, sempre indispensabile” e che soleva ripetere che “quando moriremo, nessuno ci chiederà quanto siamo stati credenti, ma credibili”.
Il Santo Padre ha ricordato come nella Giustizia “si coniugano la dignità della persona, il suo rapporto con l’altro e la dimensione della comunità fatta di convivenza, strutture e regole comuni. Una circolarità della relazione sociale che pone al centro il valore di ogni essere umano, da preservare mediante la giustizia di fronte alle diverse forme di conflitto che possono sorgere nell’agire individuale, o nella perdita di senso comune che può coinvolgere anche gli apparati e le strutture”… … In tale prospettiva, per il credente, la giustizia dispone «a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità… … che si rende garante di un ordine a tutela del debole, di colui che chiede giustizia perché vittima di oppressione, escluso o ignorato… … a tale scopo è necessario uno sguardo profondo verso il bene delle persone e il bene comune. Compito arduo, ma non impossibile per chi, cosciente di svolgere un servizio più esigente di altri, si impegna a tenere una condotta di vita irreprensibile”.
Leone XIV ha, quindi, affermato che quando si esercita la Giustizia “ci si pone al servizio delle persone, del popolo e dello Stato, in una dedizione piena e costante. La grandezza della giustizia non diminuisce quando la si esercita nelle cose piccole, ma emerge sempre quando è applicata con fedeltà al diritto e al rispetto per la persona in qualunque parte del mondo si trovi”.
Il Coro dell’Ordine, diretto dal Maestro Paolo De Zen, ha animato nel pomeriggio la Santa Messa vespertina nella magnifica Basilica giubilare di Santa Maria in Trastevere: celebrazione particolarmente emozionante e apprezzata da tutti i presenti.
Intensa, infine, la domenica del 21.09 iniziata con l’animazione della Santa Messa Solenne delle ore 9:00 nella Basilica di San Pietro, presso l’altare della Cattedra, alla presenza di oltre 600 persone, seguita alle ore 12:00 dall’Angelus al termine del quale il Santo Padre ha salutato personalmente il Coro dell’Ordine degli Avvocati di Verona.
È stato un fine settimana impegnativo e faticoso, ma ricco di emozioni uniche che ci hanno spinto a condividere con tutte e tutti Voi un evento straordinario che ha messo in luce il senso profondo della nostra professione e la virtù con cui l’Avvocatura deve essere operatrice di Giustizia.
L’esperienza vissuta ha contribuito a rafforzare lo spirito di gruppo e la convinzione che nel Coro si condivide una passione che sa suscitare forti emozioni.
Un grazie anche alle nuove leve che hanno dimostrato che lo spirito di amicizia, l’orgoglio di indossare la toga e l’amore per la musica, possono unire diverse generazioni e che lo stare insieme abbatte qualsiasi ostacolo.
Vi aspettiamo tutti ai prossimi eventi e rinnoviamo l’invito a portare la Vostra voce al servizio degli altri non solo con le parole ma anche con la musica.
I Coristi tutti del Coro dell’Ordine degli Avvocati di Verona
